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28 agosto 2010

I fatti oltre i pregiudizi


Bellissimo editoriale di Aldo Cazzullo, giornalista del "Corriere della Sera" pubblicato sul "Sussidiario.net".
La prima cosa che colpisce del Meeting sono i giovani. Questo perché chiunque lavori nell’industria culturale è alla disperata ricerca di giovani, e non li trova. Alla presentazione dei libri l’età media è di ottantasei anni; il che non è un male, anzi, preghiamo il Signore che ci conservi a lungo i nostri vecchietti lettori; ma di giovani se ne vedono sempre pochi.
I sondaggisti non riescono a capire per chi votino. Gli esperti di marketing si interrogano invano su cosa desiderino. Gli stessi sacerdoti e vescovi a volte faticano a parlare con loro. Invece al Meeting i giovani ci sono. A decine di migliaia. Gli adolescenti, i ventenni, i trentenni. La generazione X e la generazione Y.

Ci sono, e dimostrano che non è vero che i giovani sono disinteressati alla vita pubblica. Sono disinteressati al cicaleccio, alle contrapposizioni personali, alla lingua di legno dei convegni, dove si ripetono formule sulla formazione, la ricerca, l’innovazione per poi andare spensierati incontro a una realtà dove si studia, si ricerca, si innova poco.
Sono invece interessati, e molto, ai luoghi dove si discute su cose serie, ci si confronta, ci si dice francamente quel che si pensa. Sono anche disposti ad ascoltare cose difficili. “Tutti mi dicono che parlo difficile - ha sorriso il patriarca di Venezia Angelo Scola. Forse dipende dal fatto che tanti amano ascoltare solo quel che già sanno”. Ad ascoltare Scola c’erano diecimila persone, più altrettante davanti ai maxischermi.

Il Meeting di quest’anno si è concentrato molto sull’economia, com’era inevitabile nell’anno in cui si intravede la ripresa ma ancora non si è capito come uscire definitivamente dalla crisi e come evitare che si ripeta.
Sono venuti tutti i ministri importanti. Molto meno rappresentata la sinistra: l’unico leader di peso in programma, Enrico Letta, non è potuto venire. Cl rifiuta di essere inquadrata nelle categorie politiche, e fa bene. La mia impressione però è che, rispetto all’anno scorso, la discussione sia stata più unidirezionale.
Interessanti le parole-chiave ascoltate: non si parla solo di diritti ma anche di doveri; passare dal Welfare State alla Welfare Society; costruire un nuovo patto sociale, basato sulla sussidiarietà e sull’interazione tra pubblico e privato. Sarà altrettanto interessante vedere se il governo avrà la volontà e la forza di far seguire i fatti. Nel frattempo portiamoci dentro il ricordo incoraggiante di queste giornate.

Personalmente sono rimasto colpito, come lo scorso anno, dal numero e dalla qualità dei volontari. Non credo esista in Europa un’altra organizzazione che possa disporre di giovani qualificati - ingegneri e architetti che montano e smontano la fiera, laureati in lingue che traducono, ecc. - pronti a prendere le ferie e lavorare gratis per un successo collettivo, che diventa anche fonte di soddisfazione personale.
Nel nostro tempo segnato dall’individualismo, questo ci ricorda che la soddisfazione dei nostri legittimi desideri individuali passa attraverso i desideri altrui. Ognuno di noi è importantissimo; ma senza gli altri non riuscirà a combinare nulla.

(Aldo Cazzullo)

24 agosto 2010

La Compagnia di Don Giussani al Meeting

Vi proponiamo un testo inedito del 1980 pubblicato in occasione dell'edizione di quest'anno del Meeting.

Io vorrei che facessimo emergere i fattori determinanti il volto adulto di questo fenomeno che ha dato origine alla più grossa manifestazione che abbiamo fatto in trent'anni: il Meeting di Rimini. Più grande, non appena quantitativamente, ma anche dal punto di vista della incidenza sulla opinione pubblica.

a. Da una parte, gente appassionata alla vita del movimento. Cosa vuol dire appassionata alla vita? Un adulto non può non essere appassionato a una vita, altrimenti o è un vecchio, oppure è un bambino. L’adulto è serio nella vita: la serietà nella vita è la passione per il significato.L’adulto è una persona per cui il movimento è veicolo, o luogo di incontro, con il significato del proprio esistere, della propria persona.

b. In secondo luogo, amici tra di loro per delle circostanze che l’hanno permesso. Allora, una passione per la vita che renda capaci di amicizia. E l’amicizia è affrontare «insieme» i bisogni.Ora, qual è l’accento particolare che fa capire la maturità di queste persone? È che, vivendo in una determinata situazione (la Rimini estiva), hanno notato l’assoluta, totale mancanza di presenza dei cristiani. Quanti anni è che Rimini è centro balneare di quel tipo? È bellissimo e tragico che della gente si sia domandata a un certo punto, improvvisamente o finalmente: «Non esiste presenza cristiana qua dentro».

c. Terza questione: allora, l’ideale della vita che hanno dentro, reso organico dalla amicizia e perciò reso coraggioso dall’amicizia, si impegna, cambia. Non esiste vera percezione ideale se non diventa energia di cambiamento, cioè affezione, energia di mobilitazione del tempo, e dello spazio, della realtà, in funzione dell’ideale. Quindi, si sono mossi per realizzare questa presenza.Questa è la storia dell’adulto. Serio nella vita, che riconosce l’ideale, e perciò eminentemente sociale come temperamento, come fisionomia. Questo è l’ideale che unisce: è la risposta al bisogno del vivere che unisce la gente, che crea la società. L’amicizia: compagnia guidata al destino, come io la definisco sempre con i ragazzi. Percezione di una situazione come assenza del proprio ideale, e quindi impegno, perché questo sia, perché la presenza dell’ideale avvenga.Così l’avvenimento nuovo inizia, la generazione dell’adulto comincia, l’adulto genera. Hanno creato un luogo dove si incontrava un soggetto. La presenza è questo: un luogo. La generazione dell’adulto, che rende presente la propria vita fuori di sé, è un luogo dove si incontra un soggetto. Un soggetto, una persona, una umanità, che aveva qualcosa da dire; una umanità con un messaggio. Questo è il vero figlio! Un padre non è padre perché permette alla donna di buttare fuori un feto. È veramente padre se crea una persona che si può incontrare come luogo di un messaggio, quando crea una persona che ha un messaggio dentro.

Dopo queste cose si può fare tutto: si può pulir la chiesa, scopar la chiesa, spolverare le panche, si può servire, coprire tutti i ranghi della dottrina, si può organizzare i chierichetti, si può organizzare la S. Vincenzo e tutto il resto: dopo. Perché se non è espressione di questo, allora siamo finiti, anche se facciamo tante cose! Se facciamo tante cose, produciamo tutt'al più una resistenza, facciamo un vallo di resistenza all'onda in piena, una resistenza che viene inevitabilmente travolta.

21 agosto 2010

XXXI edizione del Meeting di Rimini


Domani si apre la 31esima edizione del Meeting di Rimini, noi ci saremo e siamo certi che anche quest'anno torneremo da Rimini con tanti spunti interessanti da riprendere con gli amici nelle settimane successive. Vi proponiamo il comunicato del Meeting diramato oggi che anticipa i contenuti di questa edizione.

Che cos’è l’uomo, che cosa lo rende irriducibile a qualsiasi potere, a qualsiasi ideologia, a qualsiasi circostanza. Questo è il tema della XXXI edizione che si aprirà a Rimini domani fino a sabato 28 agosto. “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore” è il titolo del Meeting 2010; testimonianze, esperienze, uomini e donne da tutto il mondo per documentare quale sia la vera natura di ogni uomo. In una cultura che tende a cancellare “l’umanità dell’uomo”, il “mancamento e voto” espresso da Leopardi nello Zibaldone, il rischio è quello che si affermi una concezione puramente materialistica della vita. La provocazione contenuta nel titolo afferma invece il contrario. La natura dell’uomo è innanzitutto il suo cuore che si esprime come desiderio di cose grandi. E’ questa tensione il tratto inconfondibile dell’umano, la scintilla di ogni azione, dal lavoro alla famiglia, dalla ricerca scientifica alla politica, dall’arte all’affronto dei bisogni quotidiani.Il Meeting si apre con l’augurio di Benedetto XVI di “testimoniare nel nostro tempo che le “grandi cose” a cui anela il cuore umano si trovano in Dio”. “Ogni uomo - recita il messaggio a firma del Segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, inviando ai partecipanti del Meeting il saluto e la benedizione apostolica del Santo Padre - intuisce che proprio nella realizzazione dei desideri più profondi del suo cuore può trovare la possibilità di realizzarsi, di compiersi, di diventare veramente se stesso.”.Il Santo Padre ricorda anche il quinto anniversario della morte di don Giussani; proprio al fondatore al Meeting è dedicato un omaggio attraverso le sue parole, le immagini della sua vita e un breve video che documentano la sua struggente passione per la vita: “io non voglio vivere inutilmente: è la mia ossessione”. Un primo approfondimento sul tema sarà l’incontro con Stefano Alberto, Docente di Introduzione alla Teologia all’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano.Ad aprire il Meeting sarà il presidente d’Irlanda Mary McAleese; e da qui inizia un percorso attraverso gli appuntamenti con il primate d’Ungheria Erdö e il metropolita Filaret, con il patriarca di Venezia Scola, con la tavola rotonda con il ministro Frattini e rappresentati di paesi quali Senegal, Pakistan, Turchia, Nigeria, la presenza del presidente della Commissione Europea Barroso e la chiusura con il filosofo francese Hadjadj.E inoltre un programma ricco come ogni anno: 135 incontri, 8 mostre, 19 spettacoli e 346 personaggi. Nel corso della settimana arriveranno a Rimini ospiti come i giuristi Weiler e Kretzmer, scienziati come Edward Nelson, uomini di chiesa e altre religioni come il vescovo di Ratisbona Muller, l’arcivescovo di Dublino e primate di Irlanda Martin, il cardinale Tauran, l’imam della moschea di Bordeaux Oubrou, l’ambasciatore americano presso la Santa Sede Miguel Diaz e il rappresentante dell’amministrazione americana DuBois, l’amministratore delegato di Fiat Marchionne, uomini di spettacolo come Stefano Pesce e Giancarlo Gianni. Di economia, della crisi, delle sue cause e di una nuova concezione del lavoro dell’uomo, a questo è dedicata anche una mostra, si discuterà con: Corrado Passera, Emma Marcegaglia, Cesare Geronzi, Raffaele Bonanni, Paolo Scaroni e il ministro dell’economia Tremonti. E infine di una politica legata ai temi, a partire dal desiderio dell’uomo con, tra gli altri, i ministri Sacconi, Alfano, Maroni e personaggi quali Giuliano Amato, Luciano Violante ed Enrico Letta. La sfida per tutti, per i visitatori, gli ospiti e gli oltre 3000 volontari, 20 i paesi del mondo presenti, è una: difendere l’umano, riaffermare le sue aspirazioni più profonde, il suo desiderio di infinito, simboleggiato dal Caligola di Camus, spettacolo inaugurale di quest’anno, per scoprire se il destino dell’uomo sia quello di Caligola, un desiderio che rimane insoddisfatto e impazzisce oppure la possibilità che esista nella vita, nel lavoro, nella famiglia e in tutto ciò che la compone qualcosa che risponda a questo desiderio.

17 agosto 2010

Ricordo di un uomo alla ricerca della verità


Poche ora fa si è spento il Presidente Francesco Cossiga, un uomo che ha vissuto gli ultimi cinquant'anni di politica italiana e che si è contraddistinto per il suo carattere verace e per una dialettica politica che lasciava spazio a poche interpretazioni. Ci auguriamo che Carpenedolo, sia a livello politico che attraverso la voce delle diverse associazioni presenti sul territorio, renda degno omaggio al Presidente Cossiga.
Noi lo vogliamo ricordare con questo articolo dell'onorevole Renato Farina, deputato al Parlamento Italiano.

"....Il viso ha ritrovato pace. Da tanto tempo il suo sorriso così bello si raggrinziva, era perennemente turbato. Le sue battute e le sue contumelie da morir dal ridere, le sue esplorazioni terrificanti della storia italiana e dei suoi segreti, non davano requie a lui stesso. Aveva un solo punto dove si riposava: annegando nell’abbraccio trinitario di amici cristiani. Un tempo papa Karol Wojtyla (è l’uomo di Stato che lo ha incontrato ufficialmente più spesso: ventitré volte, ma qualcuna l’hanno cancellata per non esagerare) e don Luigi Giussani. Oggi Benedetto XVI. Gli era amico da cardinale, ma un Papa – diceva Cossiga – può avere amici solo altri cardinali, e si sentiva in questa confessione un po’ di amarezza. Ma soprattutto di desiderio.

Aveva le stampelle, non stava in piedi, Cossiga, il 24 marzo del 2007 quando il Papa volle incontrare in San Pietro i ciellini. Andai a prenderlo di mattino presto in casa, e stava male, faceva freddo e non sarebbe dovuto uscire, pioveva a dirotto. Invece volle esserci e come un ragazzino si buttò in ginocchio davanti al Papa per prendere la sua benedizione. Aveva una sete tremenda di grazia. Era un mendicante bambino, lui che è stato uno degli uomini che sulla terra ha raccolto più cariche e titoli, più amicizie e onori. Era uno degli uomini al mondo meglio dotato di relazioni e più conosciuto e stimato a destra e a sinistra, in America e in Cina. Ma non era niente tutto questo sfavillio dinanzi al destino, senza Cristo vivo. Senza che Cristo gli potesse perdonare la morte di Moro, del quale lui mi disse ancora poco tempo fa con un sorriso che non dissimulava un bel niente tranne il dolore più grande del mondo e del sopramondo: “L’ho condannato a morte!”.
Sto condividendo qui il ricordo più forte e bello che ho del presidente Cossiga. Il suo essere l’essenza concreta dell’uomo europeo. Un uomo che è stato duemila anni fa greco e poi ebreo e cristiano. È stato travolto dalla modernità, si è aggrappato al cattolicesimo liberale di Rosmini e Newman. Ha sentito il peso di un moralismo insopportabile, infine il suo dovere di statista. La solitudine. Il monachesimo finale nella memoria amica di don Gius, Giovanni Paolo e Benedetto.
Un aspetto poco conosciuto è quello del suo affetto e della sua santa invidia per don Giussani. Desiderava avere la sua fede, gli obbedì nella scelta decisiva della sua esistenza; matto com’era avrebbe voluto acciambellarsi ai suoi piedi come il Gatto Mammone che si figurava essere per respirare lo stesso tepore della Santa Trinità ardente nel cuore di don Gius. (Uno così non si può non amare, anzi non si poteva non amare, bisogna usare il tempo passato adesso che è morto, ma non mi rassegno, non è giusto, ci dev’essere un’altra giustizia che fa risorgere dai morti).
Non mi intrattengo sul politico e sulla sua idea di politica. Lo faranno molto meglio altri. Mi interessa trasmettere la sua tenera e fanciullesca fede, lui che è stato uno degli uomini di Stato più colti del mondo. Era complicato nella testa, anche nella teologia aveva idee profonde e molto ingarbugliate esposte con perfezione dottrinale. Ma era evidente che non si vive di dottrina, ma di amicizia cristiana, la quale scioglie il cuore nell’Amore. Ecco l’amicizia che lui ha avuto la generosità di accordarmi ha avuto questo segno: in tutto, anche gustando del caffè o del gelato, del vino o un passo di poesia, o c’entra il cuore della realtà, il suo significato, oppure tutto è vanità. E per me, ma anche per lui – ha chiesto di iscriversi alla Fraternità di Comunione e Liberazione - don Giussani, la sua persona vivente anche dopo il suo trapasso, era il segno efficace di Dio nel mondo, di una felicità possibile anche ora, nonostante la nostra miseria, anzi esaltata ancora di più nella sua gratuità dalla nostra meschinità traditora.

Cossiga mi raccontò che fu Aldo Moro a indirizzarlo da don Giussani. Mi disse: «Ho conservato da qualche parte l’angolo di giornale dove segnò i numeri di telefono di Giussani e Formigoni, dicendomi, anzi ordinandomi di chiamarli e di incontrarli. Nel 1976 si era assunto in prima persona l’onere di condurre, pur essendo presidente del Consiglio, la campagna elettorale che minacciava di essere quella del sorpasso. Diceva che gli unici a capire il senso autentico di quello che poteva accadere erano loro, Giussani e Formigoni: e mi mandò da loro».
Quando Moro fu assassinato, Cossiga si ritirò da tutto. Voleva chiudere con la vita pubblica. Andò da don Giussani e gli chiese consiglio. Don Giussani, sempre discretissimo, quella volta lo aiutò a decidere per il rientro in politica, era la sua vocazione…
Ricordo ancora quando nell’ottobre del 2005 a Desio si inaugurava la piazza don Giussani, il paese natale. Nessuno credeva che sarebbe arrivato. Invece venne, e tenne un discorso bellissimo sotto la pioggia sferzante, con una bronchite che lo strozzava. Era così, Francesco Cossiga. Amava il Meeting. Indossò da presidente della Repubblica la maglietta dei militanti, spiritoso e serissimo: ci credeva....".