Visualizzazione post con etichetta persecuzione cristiani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta persecuzione cristiani. Mostra tutti i post

20 novembre 2010

Regione Lombardia contro la persecuzione dei cristiani


Salviamo la vita dei cristiani in Iraq e nel mondo». Con questa scritta di 20 metri per 20, visibile da oggi per un mese sulla facciata del Palazzo Pirelli (lato piazza Duca d'Aosta), e con una lettera indirizzata al presidente dell'Assemblea e al segretario generale dell'Onu, la giunta di Regione Lombardia e il suo presidente, Roberto Formigoni, vogliono «scuotere l'indifferenza di tanti nei confronti delle persecuzioni in atto in varie parti del mondo contro i cristiani».
Sono molti, infatti, gli episodi riportati dalle cronache degli ultimi giorni che lo attestano. Dalla strage irachena del 31 ottobre, quando un gruppo di fondamentalisti islamici ha assaltato la cattedrale siro-cattolica di Baghdad, uccidendo 52 fedeli, agli altri due fedeli uccisi il 7 novembre sempre a Baghdad. Louay Daniel Yacoub, 49 anni, era davanti all'ingresso del suo appartamento quando degli sconosciuti lo hanno freddato a colpi d'arma da fuoco. Un altro cristiano è stato ucciso lo stesso giorno ma di lui non si conosce ancora l'identità. Fino alla sentenza del tribunale del distretto di Nankana, in Pakistan, che ha condannato a morte Asia Bibi, 45 anni, accusata di blasfemia. Ad oggi nessuna condanna per blasfemia è stata eseguita, ma si sono verificate decine di esecuzioni sommarie e linciaggi.
«Studi recenti – ha detto Formigoni ai microfoni dei giornalisti – dimostrano che le persecuzioni religiose sono in aumento e il 75% di queste sono rivolte verso i cristiani. Regione Lombardia vuole reagire a questa situazione e inserirsi nel dibattito che speriamo prenda quota su questi temi, stimolando iniziative forti da parte della comunità internazionale per abbattere il muro di indifferenza».Un’incuranza che non deve più perpetrarsi, anche sotto il profilo di una necessaria reciprocità tra gli stati, come ha sottolineato il vicepresidente lombardo Andrea Gibelli: «Ci sono paesi in cui la libertà religiosa, diritto sancito in termini assoluti dalle Carte internazionali, non viene osservata. Molti cristiani in Africa e Medio Oriente sono costretti a emigrare perché vengono considerati cittadini di serie B e il fatto che ci siano persone che devono abbandonare i propri paesi per questa ragione è intollerabile». Un punto quest’ultimo che vuole sottolineare anche quanto sia importante nel 2010 che l'uomo sia al centro dell'interesse e non ci si occupi solo di parametri di natura economica.
(tratto dal settimanale "Tempi")

02 novembre 2010

Guerra ai cristiani




Anche se spesso buona parte dei media non ne dà adeguato risalto, perché intrisi delle logiche del «politicamente corretto», i cristiani nel mondo sono realmente vittima di persecuzioni e discriminazioni.
Ma per fortuna non tutti tacciono su questo fenomeno triste ed insieme degno di rilievo. Tra gli uomini più attivi e determinati nel denunciare questo stato di cose figura senz'altro l'europarlamentare del Pdl Mario Mauro, autore del bel nuovo saggio Guerra ai cristiani. Anche in qualità di rappresentante della presidenza dell'Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), l'alto esponente politico-istituzionale del movimento di Berlusconi si sta spendendo da anni per la difesa dei diritti umani, e portano la sua firma le due risoluzioni del Parlamento europeo in cui si prende atto e si condanna la situazione persecutoria nei confronti dei cristiani nel mondo. E' proprio il cristianesimo quello che è preso di mira più di tutte le altre confessioni religiose. L'associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, nei suoi ultimi rapporti, ha dimostrato come il 75% delle discriminazioni a base religiosa nel mondo sino proprio a danno dei cristiani. E l'agenzia Fides riporta che ci sono stati solo l'anno scorso ben 37 omicidi sulla base del mero odio anticristiano.
Sembra che non ci sia zona del globo terrestre in cui si risparmino i cristiani da attacchi, violenze, soprusi e vessazioni. Il fondamentalismo islamista in molti paesi arabi africani e del Medio Oriente asiatico ed il totalitarismo politico di matrice comunista in alcune aree dell'Estremo Oriente, non stanno lasciando scampo a persone e gruppi che intendono in qualche modo rendere una testimonianza pubblica e/o culturale della loro fede cristiana. Dalle vere e proprie crocifissioni in Sudan alla legge pakistana sulla blasfemia, dalla tendenza dell'amministrazione pubblica egiziana ad «islamizzare» i cittadini fin nei loro documenti d'identità agli arresti e torture in Iran, è evidente come l'islamismo radicale stia facendo di tutto per annientare la presenza cristiana in quei luoghi. La proposta culturale cristiana viene strumentalmente ed ingiustamente bollata come uno sfregio ed un oltraggio ad Allah ed alla religione maomettana, che si vuole appunto egemone e dominante. Chiese e villaggi bruciati e distrutti ci sono anche in India, in cui si contano anche atroci casi di cristiani arsi vivi. I cristiani vengono messi ai margini anche nell'isola di Cipro, dove l'occupazione turca ha provato già in passato a cancellare molti simboli e luoghi sacri. I cristiani devono porre massima attenzione alle attività che svolgono anche nella più «laica» Turchia. Nel Medio Oriente, come in Iraq, si attuano strategie per incrementare l'esodo dei cristiani dalla Terra Santa. Per non parlare dell'Estremo Oriente, della Cina ad esempio, dove i cattolici fedeli al pontefice romano sono perseguitati dalle forze dell'ordine statali e tendono ad essere qualificati come «agenti al servizio di una potenza straniera», e dunque si trovano a far parte della chiesa «sotterranea e clandestina», mentre quella «ufficiale» deve coercitivamente fare riferimento, più che al papa, al Partito comunista cinese.
Sempre in merito all'ostilità al cristianesimo, all'islamismo ed al comunismo presenti soprattutto in Africa ed Asia fa da complemento il relativismo laicista del continente europeo. Quella che va per la maggiore sembra essere una certa corrente neoilluministica, per cui vengono visti con diffidenza, quando non con disprezzo, i corpi intermedi naturali tra l'individuo e lo stato, mentre la religione (anzitutto quella cattolica) deve essere relegata nell'ambito strettamente individuale e privato, e non deve avere rilievo pubblico ed «influenzare» le scelte culturali e politiche. L'uomo è, invece, ontologicamente portato a cercare un significato ed un senso ultimo alla propria vita. E ciò non può non avere ripercussioni ed un rilievo nella società e di conseguenza nella cultura e nella politica.
Termini come pari opportunità, uguaglianza, democrazia, laicità, diritti e principio di «non discriminazione» subiscono una strumentalizzazione e servono in realtà a coprire un approccio ed atteggiamento delle istituzioni comunitarie e di forze politiche soprattutto di sinistra improntato all'indifferentismo religioso ed al nichilismo. Si ostacolano e marginalizzano politiche per la difesa della vita dal concepimento al suo termine naturale e per la promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e s'incentivano, al contrario, misure atte a favorire le unioni omosessuali con relative adozioni di bambini, l'aborto come contraccettivo, l'eugenetica come segno di «salute riproduttiva», ore di etica ed educazione alla cittadinanza al posto dell'ora di religione cattolica nelle scuole. E' poi da ricordare come la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo abbia condannato l'Italia per la presenza per via legislativa del crocifisso nelle aule scolastiche. Ma il calo demografico ed il crollo dei matrimoni non sono che l'altra faccia della medaglia dell'attuale situazione di crisi e declino del Vecchio Continente, dove l'aborto è diventato statisticamente la più grande causa di mortalità.
Insomma, occorre fronteggiare il relativismo ed il fondamentalismo, e procedere alla difesa e promozione del cristianesimo, perché laddove c'è la presenza cristiana nella società si sviluppano anche la dimensione comunitaria (anche di opere ed imprese), la laicità delle istituzioni, una legislazione più rispettosa del diritto naturale, un allargamento della ragione ed una più autentica promozione della dignità della persona, dei diritti umani e della libertà. Ed è certamente a partire dall'Italia e dall'Europa che si deve condurre una proposta ed azione politica e culturale volta a difendere le nostre radici cristiane e la libertà religiosa. E da qui sviluppare anzitutto una cultura ed al contempo una politica mirate ad incentivare la natalità, la famiglia formata dall'unione stabile tra un uomo ed una donna aperti alla vita ed educazione dei figli, la solidarietà, lo sviluppo socio-economico, la pace, la giustizia e la libertà.

(di Mario Secomandi- dal sito "Ragionpolitica.it")

10 agosto 2010

Ecco cosa si nasconde dietro i nuovi massacri dei cristiani

Pubblichiamo la lettera di Padre Bernando Cervellera, direttore di Asia News, sul massacro dei medici occidentali.
Caro direttore (padre Cervella scrive al direttore del Sussidiario),

la morte degli otto volontari cristiani uccisi venerdì a Badakhshan lascia sgomenti. È la prima volta che componenti di un’organizzazione non governativa (e cristiana) vengono presi di mira in modo così esplicito. Nel caso specifico, tutto è abbastanza fuori del comune. Anzitutto, l’organizzazione per cui gli otto volontari - sei americani, una britannica, una tedesca - lavoravano, lo Iam (l’International Assistance Mission), è impegnata nel Paese da 44 anni ed era riuscita a farsi stimare per la professionalità e la dedizione sotto il re, sotto il regime filo-sovietico, sotto i Talebani e anche ora, in questo periodo di guerra.Non era nemmeno la prima volta che il gruppo si muoveva. Fra essi, il loro capo spedizione, Tom Little, un optometrista di New York, era un vero esperto dell’Afghanistan, essendovi arrivato fin dagli anni ‘70.Stupisce anche che il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid abbia subito rivendicato l’esecuzione degli otto volontari e di due dei traduttori, senza aspettare uno o due giorni, come di solito avviene. In più la rivendicazione è avvenuta in modo altisonante, come per gloriarsi di fronte a tutto il mondo musulmano e chiamarlo a raccolta: “Ieri [il 6 agosto] - ha detto - una delle nostre pattuglie ha affrontato un gruppo di stranieri. Erano missionari cristiani e li abbiamo uccisi tutti”.
Fonti di AsiaNews nel Paese hanno fatto notare che questa volta i talebani non hanno mostrato i “capi di accusa”, le bibbie e magari le mappe segnate con la presenza di guerriglieri islamici. Forse perché non sono mai esistite.Nemmeno la polizia che ha recuperato i corpi ha trovato le famose bibbie in lingua Dari, la prova del “proselitismo” di questi volontari cristiani. Invece i poliziotti hanno notato che oggetti di proprietà degli uccisi sono stati rovistati e derubati, tanto da far supporre che gli autori dell’esecuzione islamica siano solo dei ladri, con vaghi legami coi talebani. Far apparire un furto e l’omicidio come una tappa del jihad può significare che i talebani vogliono mascherare la loro debolezza e il bisogno di nuovi alleati: le regione di Badakhshan, al confine con il Tajikistan, teatro dell’attentato, è una delle poche regioni afghane sottratte da sempre al loro controllo. Ma è anche possibile che la loro lotta sia ormai divenuta più spietata: essi non combattono più solo i militari stranieri, ma tutti gli occidentali tout court. Il punto è che i militari presenti in Afghanistan possono essere criticati per tanti aspetti: dopo anni di guerra non c’è sicurezza; domina la miseria; cresce la corruzione; non vi sono infrastrutture…Ma i volontari erano là per donare il loro servizio alla popolazione afghana, avendo curato milioni di persone dalla possibile cecità. Per questo, la violenza contro di loro è una violenza contro la stessa popolazione afghana. Questo assassinio rende evidente che i fondamentalisti non si curano affatto degli interessi e dei bisogni della gente che pure dicono di voler difendere.Egli ha pure aggiunto che si trattava “di spie dell’America”, che volevano raccogliere informazioni sugli insediamenti dei guerriglieri fondamentalisti. Zabihullah ha precisato che i volontari, tutti medici oculisti eccezionali, avevano con sé bibbie in lingua Dari e che “facevano proselitismo”.Ma per quanto altisonanti, le accuse non tengono. Dirk Frans, direttore esecutivo dello Iam, ha negato con forza le due accuse di proselitismo e di politica: “Lavoriamo in Afghanistan dal 1966. Loro sanno che siamo un ente cristiano, ma di sicuro non distribuiamo bibbie”. Egli ha anche spiegato che gli uccisi erano medici e che lo Iam si occupa solo di aiutare la popolazione.